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Fra i libri che riguardano la II G.M. sono particolarmente
interessato a quelli che trattano la guerra in Germania, nello specifico le sue ultime fasi, diciamo dal dicembre ’44 alla fine: in particolare la “battaglia di Berlino”.Di
questa fase mi ha particolarmente colpito la tenacia, il valore disperato
con cui le ormai esaurite truppe
tedesche ( e volontari francesi/ svedesi/ norvegesi) cercarono di tenere il
fronte orientale, ormai in territorio tedesco o ex tedesco (Pomerania, Prussia
orientale) e la capitale stessa. Difesa
disperata contro ogni logica: ormai sapevano benissimo come la guerra sarebbe andata a
finire.
In
un primo tempo avevo attribuito questa “ostinazione” contro ogni logica
militare, durata anche oltre il suicidio di H., a fanatismo ideologico.
Poi, anche sulla base della lettura di diversi libri, non di storici professionisti, ma di soldati sopravvissuti a quel macello (uno fra tutti: Twilight of the Gods: A Swedish Waffen-SS Volunteer's Experiences with the 11th SS Panzergrenadier Division Nordland, Eastern Front 1944-45, di Thorolf Hillblad, ho capito che doveva esserci anche qualcosa d’altro: non solo amore di patria e/o fanatismo ideologico, ma anche disperazione: sapevano cosa era stato proposto per i tedeschi in caso di sconfitta: dissoluzione della germania e la sterilizzazione di massa.
Lo
sapevano per averlo letto in un libro di un autore statunitense.