Leonello Oliveri
Proprietà letteraria riservata
Riproduzione vietata
« la guerre, c'est le massacre de gens qui ne se
connaissent pas, organisé par des gens qui se connaissent mais ne se massacrent
pas » (Clemanceau)
Questo blog è dedicato a storie di navi, aerei, cannoni e - ovviamente- a vicende di uomini gettati nella fornace della guerra . Autore L. Oliveri. (Proprietà letteraria riservata. Riproduzione vietata. Dello stesso autore https://leonelloblog.blogspot.com/ http://lestreghedispigno.blogspot.com/ Per contatti: infoperblog@libero.it)
Leonello Oliveri
« la guerre, c'est le massacre de gens qui ne se
connaissent pas, organisé par des gens qui se connaissent mais ne se massacrent
pas » (Clemanceau)
Leonello Oliveri
Penso che molti abbiano visto il film di O. Hirschbliegel Der Untergang (La Caduta- Gli ultimi giorni di Hitler),
| Esterno del bunker prima della distruzione nel '47 |
Nel
film un ruolo non trascurabile hanno alcuni personaggi femminili, in
particolare le segretarie di H.
Mi sono spesso chiesto che fine abbiano fatto queste giovani donne “dopo”, quale sia stato il loro destino dopo la caduta, in una città in preda anche delle violenze di soldati occupanti.
Small Teams, Large Effects: le
Special Operations Forces (SOF) e il “
Nelle mie ricerche in internet mi sono imbattuto in un documento del Naval War College di Newport, Rhode Island, US.
del 2009 dall’intrigante titolo: “Small Teams, Large Effects: le Special Operations Forces (SOF)” che possiamo tradurre un po’ liberamente come “ Grandi effetti raggiunti da piccole squadre, le Forze per Speciali Operazioni”. Il documento conteneva un elenco di operazioni
militari in cui piccole formazioni hanno ottenuto grandi risultati. Fra le
tante (molte note), una non la conoscevo:
il Raid delle truppe speciali inglesi
durante la guerra delle Falklands/Malvinas del 1982 nella piccola isola
(e aeroporto ) di Pebble Islands/( Borbon
per gli Argentini).
Incuriosito ho cercato informazioni e ne è scaturita questa veloce ricerca .
Questa foto, abbastanza famosa, mi ha sempre
| B 24 s. n. 44-50838 da https://www.americanairmuseum.com/aircraft/15076 |
Ho voluto saperne di più, ed ecco la sua storia.
Un vecchio U boot, un capitano coraggioso e un giovanissimo equipaggio tennero testa per otto giorni a sette aerei americani.
Leonello Oliveri
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Il 12 giugno 1943 tre u boot (l’U 257, l’U 600, l’U 615) lasciano il porto francese di La Palice diretti nel lontanissimo Mare dei Caraibi, luogo dove gli alleati convogliavano le petroliere che, via New York op Halifax, si dirigevano verso l’Inghilterra.
| Dalla torretta semisommersa dell'U 615 si combatte ancora (da https://tmp133418770wordpresscom.wordpress.com/tag/u-615/ |
Erano tre dei 52 U
boot inviati nella zona nella speranza
di rallentare il traffico mercantile alleato. Di questi ben 33 (il 64%) non faranno più ritorno, vittime
dello strapotere numerico e tecnologico dell’aviazione alleata.
Per cercare di contrastarla agli U boot era stato ordinato di
rimanere in superficie, se attaccati da un aereo, e cercare di abbatterlo contando
su una contraerea potenziata con sei mitragliatrici e due cannoni da 20 mm ([1]). Ciò
poteva andar bene se l’attaccante fosse stato uno solo, ma se avesse chiamato rinforzi e iniziato un
attacco coordinato, le speranze erano nulle.
| Primi (vani) soccorsi a Katherine:
statisticamente sono "danni collaterali",
nella realtà una giovane vita spezzata
(dal video citato più avanti) |
| Ilse Hirsc |