mercoledì 30 settembre 2020

La grande battaglia dell’ U 615

 


Un vecchio U boot, un capitano coraggioso e un giovanissimo equipaggio tennero testa per otto giorni a sette aerei americani. 

Leonello Oliveri

Proprietà letteraria riservata

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Il  12 giugno 1943 tre u boot (l’U 257, l’U 600, l’U 615) lasciano il porto francese di La Palice diretti nel lontanissimo Mare dei Caraibi, luogo dove gli alleati convogliavano le petroliere che, via New York op Halifax, si dirigevano verso l’Inghilterra.

Dalla torretta semisommersa dell'U 615 
si combatte ancora (da
https://tmp133418770wordpresscom.wordpress.com/tag/u-615/

 Erano tre dei 52 U boot  inviati nella zona nella speranza di rallentare il traffico mercantile alleato. Di questi ben  33 (il 64%) non faranno più ritorno, vittime dello strapotere numerico e tecnologico dell’aviazione alleata.

Per cercare di contrastarla agli U boot era stato ordinato di rimanere in superficie, se attaccati da un aereo, e cercare di abbatterlo contando su una contraerea potenziata con sei mitragliatrici e due cannoni da 20 mm ([1]). Ciò poteva andar bene se l’attaccante fosse stato uno solo, ma  se avesse chiamato rinforzi e iniziato un attacco coordinato, le speranze erano nulle.

 

martedì 19 maggio 2020

"Collisione di vite": quando il passato può distruggere il presente



            Leonello Oliveri

All’inizio di marzo ’45 le truppe US stavano combattendo una durissima battaglia   per superare il Reno ed entrare profondamente in Germania. Il 6 marzo riuscirono a penetrare nella parte occidentale di una delle sue più grandi città, Colonia (Koln).
Primi (vani) soccorsi a  Katherine:
 statisticamente sono "danni collaterali",
 nella realtà una giovane vita spezzata
(dal video citato più avanti)
La città, vero gioiello di arte e architettura, era ormai ridotta ad un cumulo di rovine. 261 bombardamenti aerei avevano distrutto il  90% del centro cittadino: tra il 16 giugno  il 9 luglio ’44 una serie di incursioni aeree avevano causato la morte di oltre 4000 persone  distruggendo un incommensurabile patrimonio storico: il solo duomo, risalente al 1248,  fu colpito 14 volte. 

venerdì 10 aprile 2020

OPERAZIONE KARNIVAL (Aquisgrana 25 marzo ’45)


Leonello Oliveri


Marzo del ’45: Ilse Hirsch era una bella ragazza di 23 anni. 
Ilse Hirsc
Originaria di Hamm (Renania/Vestfalia), nata il 21 maggio 1922,  uno degli anni più bui della Germania, quando un francobollo costava fino a 500 milioni di marchi, aveva passato tutta la sua infanzia e giovinezza nel periodo che vide la nascita e l’affermarsi del NSDAP -Partito Nazional Socialista Dei Lavoratori- ( più noto come Partito Nazista). 

domenica 9 febbraio 2020

Lettere dalla Russia

Leonello Oliveri



 Nel febbraio del ’42 Candido ricevette come tanti altri la "Cartolina rosa": chiamato alle armi, Alpini.
Aveva 20 anni, veniva dal bellunese. Famiglia di contadini, di quella campagna fatta di pochi prati su pendii scoscesi. Tanta fatica e poco frutto. Un fratello e due sorelle; l’unica risorsa: l’emigrazione stagionale del padre in Francia. Ma con le Sanzioni il confine si chiuse: restò l’emigrazione interna, verso la Liguria, dove si stavano aprendo nuove industrie. Ma con la guerra anche questa possibilità svanì e per mantenere la famiglia il padre emigrò, questa volta in Germania, affamata di operai.
Restò la madre con quattro figli.

martedì 14 gennaio 2020

L’OSS (Office of Strategic Services), il Plan IVY, la Missione Marceglia e la mancata difesa di Trieste




Leonello Oliveri
In costruzione


Riproduzione vietata)

L’8 gennaio del ’45 lo Stato Maggiore della Regia Marina, Ufficio Informazioni iniziò ad organizzare una speciale missione nell’Italia Settentrionale per avvicinare le principali personalità del campo industriale-politico-militare ed impartire loro opportune disposizioni per la futura attività da svolgere” in previsione della fine della guerra e per sventare eventuali tentativi di distruzione delle infrastrutture industriali da parte dei tedeschi in ritirata. La Marina avrebbe fornito “i punti d’appoggio necessari e la persona adatta” che al termine della missione (durata prevista due mesi) avrebbe fatto ritorno o attraversando le linee o attraverso la frontiera svizzera.

lunedì 9 dicembre 2019

Operazione G.A. 3: L’affondamento della Queen Elizabeth (19/12/41) nella relazione dei cap.ni Marceglia e Martellotta



Leonello Oliveri

Il 18 dicembre 1941 sei S.L.C. ("siluri a lunga corsa", chiamati anche “maiali”) 
Maiale-menselijke torpedo-onderzeeërrenegade (da Wiki Olanda) 
messi in mare dal sommergibile Scirè al largo della munita base militare inglese di Alessandria compirono quella che fu forse (in un rapporto costo/efficacia) la più audace e fruttifera missione militare navale della Marina Italiana e, probabilmente di tutte le marine (1). Su ciascun mezzo c’erano due uomini: il pilota, davanti e il secondo uomo, dietro. Costui era quello che aveva il compito più pesante, dovendo  compiere buona parte del tragitto “in immersione” mentre quello davanti, in posizione più elevata, poteva tenere la testa fuori almeno durante l'avvicinamento.
Sul primo mezzo (s.l.c. 221) c’erano Durand de la Penne e il capo palombaro Emilio Bianchi, sul secondo  (s.l.c. 222)  Vincenzo Martellotta e il capo palombaro Mario Marino, sul terzo (s.l.c 223) Antonio Marceglia e il sottocapo palombaro  Spartaco Schergat.
Il primo colpì e danneggiò gravemente la corazzata Valiant, il secondo affondò  la petroliera Sagona  danneggiando anche il cacciatorpediniere Jervis (il caccia che aveva partecipato alla distruzione del convoglio italiano Tarigo nell'aprile del '41), il terzo, mise fuori combattimento la corazzata Queen Elizabet.


giovedì 24 ottobre 2019

L’incursione dell’UB 48 a Carloforte (29 aprile 1918)




Leonello Oliveri
Era il 29 aprile del 1918 quando il sommergibile tedesco UB 48, al comando di Wolfangf Steinbauer ([1])  si affacciò davanti al piccolo porto di Carloforte, isola di San Pietro, davanti alla costa sudoccidentale della Sardegna.
Si trattava di un battello “costiero” appartenente alla Mittelmeer II Flotilla  ( seconda Flottiglia del Mediterraneo) che dall’agosto del 1916 alla fine della guerra riuscirà ad affondare 35 (!) navi nemiche per un totale di 108000 tonn. e a danneggiarne altre 9 per oltre 43000 tonn. (v. https://uboat.net/wwi/boats/successes/ub48.html).
Tre giorni prima,
il 26 aprile, aveva affondato il piroscafo francese Leopold di 2300 tonn, il 27 due successi (la petroliera inglese Romany di 4000 tonn. e il piccolo peschereccio Saint Jean di 300 tonn.).
Ma il 29 aprile fu per lui un  giorno ricco di successi: un  intero convoglio  di 4 navi: due affondate (piroscafo inglese Kingstonian  di 6500 tonn e il  navy tug (rimorchiatore)  inglese Dalkeith di 748)  e due danneggiate: il sailing vessel (nave a vela)  italiana Monte bianco  di 1000 tonn. e il rimorchiatore  Moose di 208. E per concludere in bellezza dal 3 al 5 maggio altre tre imbarcazioni (due inglesi e una statunitense) per 14000 tonn. Un vero lupo dei mari.