giovedì 15 agosto 2019

Napoli nel ’44 nei rapporti del Servizio Segreto Americano


 Leonello Oliveri
riproduzione vietata

Il 1° ottobre del’ 43 gli Alleati liberarono Napoli. Fine di un incubo?Si, ma inizio per la città di un periodo forse più terribile della guerra: quello della fame, della disperazione  e anche dell’ umiliazione morale cui fu costretta la popolazione per sopravvivere.
Chi ha letto La pelle di Malaparte, un libro terribile che talvolta sconfina nel surreale, e il più freddo ma altrettanto partecipato e forse più rigorosamente fotografico Napoli ‘44 di Norman Levis sa a cosa alludo.
Sono opere che sottolineano anche  i “guasti sull’anima” che la guerra fece su una popolazione stremata, con madri di famiglia (e giovani donne) costrette talora dalla fame a prostituirsi, e militari alleati che talora se ne approfittavano ignobilmente
.

mercoledì 10 aprile 2019

Ventimiglia, 20 giugno ’40: la tragedia del treno armato TA 120/2



Leonello Oliveri

Nel corso del I conflitto mondiale la Regia Marina, per la difesa dei porti 
e delle linee ferroviarie del litorale Adriatico dalle incursioni della flotta austriaca, utilizzò una serie di treni armati con pezzi navali di medio e piccolo calibro. Durante la guerra essi dimostrarono la loro utilità, sia disturbando e contribuendo a tenere lontane col loro tiro unità navali nemiche, sia collaborando anche con i loro pezzi a bombardamenti sul terreno.
Sulla scorta di questi risultati, i Treni Armati furono approntati anche in occasione della II Guerra mondiale.

venerdì 22 febbraio 2019

IL CIMITERO DEGLI U-BOOT



Sui fondali della Puglia i relitti di 14 sottomarini


Leonello Oliveri
  
Durante la II G.M. l'arma sottomarina ebbe un'evoluzione importantissima e giocò un ruolo cruciale
C.Bergen, Auf der fahrt im  Atlantik
Alla sua grande utilizzazione corrisposero ovviamente moltissime perdite, soprattutto nella marina tedesca, che fece dell'u-boot la sua arma più insidiosa: la Kriegsmarine  mise in servizio oltre 1100 sommergibili, di cui un migliaio costruiti durante la guerra, (contro i circa 40 che l’Italia riuscirà a realizzare nello stesso periodo),  perdendone il 77% (e di quelli presenti all’inzio della guerra ben pochi arrivarono alla fine) . Anche in questo caso si può dire: mancò la fortuna, (leggi inferiorità nel progresso tecnologico e nella massa degli armamenti), non il valore.
Il principale teatro operativo fu l'Atlantico, ma un'intensa guerra sottomarina fu combattuta anche nel Mediterraneo dove sarebbero stati  perduti oltre 180 sottomarini (ma probabilmente furono di più)  di cui 21 nella I G. M. (quasi tutti tedeschi, e quasi tutti  nell'ultimo anno di guerra o in occasione dell'armistizio), uno nel 1925 e tre dopo la II G. M.

venerdì 21 settembre 2018

L’ultima missione dello Spitfire BS530 - 238 Sqn. RAAF Sidney George Lee




Leonello Oliveri

Nelle prime ore del pomeriggio del 21 settembre 1944,
due  caccia spitfire si levarono in volo dall’aeroporto di Cuers (nei pressi di Marsiglia, Francia): uno era lo spit MK IX, serial number BS530, appartenente al 238 Squadron. Ai comandi c’era il 23enne pilota Sidney George Lee, matr. AUS/420819, pilota della RAAF (Royal Australian Air Force), inserito nella Mediterranean Allied Air Forces - Tactical Air Force Command. La loro missione  era una straffing mission, un low-level attack, ovvero sparare a qualsiasi bersaglio nel loro raggio d’azione (in questo caso entroterra ligure-piemontese alle spalle di Savona).

sabato 5 maggio 2018

SAVONA 23 APRILE 1945: QUEI MARO' CHE IMPEDIRONO UNA STRAGE



Leonello  Oliveri
Pontone armato “Faà di Bruno, G.M. 194”: forse qualche savonese dei più anziani ricorda ancora questo nome e la tozza sagoma di questa “batteria galleggiante “ armata con due poderosi cannoni da 381 e quattro da 76 ancorata, dal ’43 al ’45, al molo sottoflutto del porto di Savona. Era lunga 55 metri, larga 27 e stazzava 2797 tonn. Forse qualcuno ricorda che il 25 aprile del ’45 fu trovato affondato  al suo ancoraggio, dove restò, adagiato sul basso fondale e con le sovrastrutture emergenti dall’acqua, fino al febbraio del ’47 quando fu finalmente recuperato, trasportato nei cantieri di demolizione di Vado e lì smantellato.

mercoledì 28 febbraio 2018

CONDANNE A MORTE E FUCILAZIONI SOMMARIE NELLA GRANDE GUERRA


Leonello Oliveri
Plutarco,Vita di T. Gracco, 9):”Le fiere che vivono in Italia
hanno una tana ed un covile dove rifugiarsi, coloro che per l’Italia combattono e muoiono  non posseggono altro che l’aria e la luce: senza casa e senza stabile dimora vanno errando con i loro figli e le loro donne. Mentono i vostri generali quando in battaglia esortano i soldati a respingere il nemico in difesa delle tombe e dei templi: nessuno di voi ha un altare di famiglia, un sepolcro degli avi, ma lottate e morite per il lusso e la ricchezza di altri. Voi che siete i padroni del mondo non avete di vostro neppure una zolla di terra”.
 Cosa c’entrano queste parole  pronunziate dal Tribuno della Plebe T. Gracco nel 133 a.C. con la I Guerra Mondiale?  C’entrano, c’entrano….

mercoledì 7 febbraio 2018

Una tomba sul fondo: l'u-boot 455 del Mar Ligure





A 120 metri di profondità, al largo di Portofino,  con la poppa sul fondo e la prua puntata verso la lontana superficie, da 70 anni lo scafo quasi intatto di quello che fu  l' U455 tedesco custodisce col suo equipaggio il mistero della sua sorte

 Leonello Oliveri
(in costruzione...)
"Un'ombra minacciosa incombe su di lui, alza lo sguardo e le vede, enorme, integro, perfetto, come una lama piantata nel cuore di un uomo, sparge tutto il suo sangue sul fondo di un mare che lo ha soppresso per sempre, condannandolo all'oscurità eterna dei tempi": con queste parole, e con questa partecipazione, Eva Bacchetta  ci faceva rivivere, nelle news di dicembre 2005 del Centro Sub Tigullio, la straordinaria emozione che deve aver provato il sub Lorenzo Del Veneziano quando il 1° agosto del 2005 dal buio spettrale dei -120 metri  al largo di Punta Chiappa (san Fruttuoso -Genova)
La torre dell' U455 (dal web)
è apparsa all'improvviso l'incredibile sagoma di una sommergibile dell'ultima guerra, poggiato obliquamente sul fondo, la poppa squarciata nella sabbia, il resto dello scafo, intatto, puntato dritto verso la superficie, la prua a -90 metri. (Qui la relazione della scoperta -dic. 2005)
Da allora innumerevoli  spedizioni subacquee impegnative (e anche pericolose: purtroppo c'è già stata una vittima)  si sono susseguite sul relitto, col corollario di video e ricostruzioni della vicenda. Il relitto è quasi diventato una attrazione turistica: ma  non bisogna dimenticare mai che esso è innanzitutto una tomba sul fondo e che dietro quelle lamiere contorte giacciono i resti di tanti giovani.